Pilot Italia: tecnologia, ESG e futuro del packaging
Intervista ad Andrea Vimercati – Chief Executive Officer Pilot Italia
“L’approccio ESG nasce da esigenze concrete di filiera e si è progressivamente strutturato fino a includere investimenti in energie rinnovabili, iniziative sociali e misurazione della carbon footprint, con l’obiettivo di coniugare competitività e responsabilità ambientale”. Così Andrea Vimercati, CEO di Pilot Italia, racconta l’impegno sostenibile della propria azienda, che in questa direzione ha recentemente investito in una nuova OMET KFlex K6 per migliorare efficienza produttiva, riduzione degli scarti e sostenibilità dei processi.
Andrea Vimercati è subentrato al padre e fondatore Giancarlo Vimercati, figura storica del settore del printing italiano scomparsa circa un anno fa. Pilot, azienda italiana specializzata nella produzione di etichette autoadesive e soluzioni di stampa per il packaging, è un cliente storico di OMET. Nel corso degli anni ha saputo coniugare innovazione tecnologica, qualità produttiva e crescente attenzione ai temi ESG, investendo sia nella sostenibilità ambientale sia nell’evoluzione dei processi produttivi.
Dott. Vimercati, può raccontarci come il tema ESG è entrato nella strategia della vostra azienda?
L’attenzione alle tre dimensioni della sostenibilità – ambiente, governance e sociale – è sempre stata importante per Pilot, ancora prima di formalizzare un vero e proprio percorso ESG. Il processo strutturato è iniziato circa tre anni fa, inizialmente su richiesta di un importante cliente del settore farmaceutico, che ci ha chiesto di compilare il questionario EcoVadis, che ci ha riconosciuto la medaglia d’argento. Da lì abbiamo iniziato a strutturare il tema internamente e abbiamo iniziato anche il calcolo della carbon footprint aziendale. Oggi la gestione ESG fa capo direttamente al CEO, con il supporto di collaboratori interni e consulenti esterni, soprattutto per gli aspetti legati a reporting e compliance.
Su quali aree state concentrando maggiormente investimenti ESG?
Sul fronte ambientale stiamo investendo molto nell’efficientamento energetico. Abbiamo installato pannelli fotovoltaici e nel 2026 amplieremo ulteriormente l’impianto, con l’obiettivo di raggiungere circa il 35% di autonomia energetica. Essendo un’azienda energivora, abbiamo inoltre scelto fornitori di energia proveniente da fonti rinnovabili certificate.
Ma sostenibilità, per noi, non significa solo ambiente. Fin dalla fondazione dell’azienda mio padre ha sempre posto grande attenzione alle persone, alla loro crescita professionale e al territorio. Nel tempo abbiamo sostenuto numerose iniziative locali, sportive e culturali: dalla piantumazione di alberi al Parco Nord nel 2020 fino al supporto a restauri e progetti artistici.
Sul piano della governance ovviamente garantiamo trasparenza, integrità, inclusione ed etica in tutte le nostre attività. Abbiamo le principali certificazioni ISO in ambito qualità, ambiente e sicurezza, stiamo investendo molto sul tema safety e lavorando anche sul modello organizzativo 231.
Ci sono iniziative concrete che considerate particolarmente significative nel vostro percorso ESG?
Ogni anno portiamo avanti diversi progetti, ma il nostro approccio è pragmatico: preferiamo fare poche cose, fatte bene, senza sovraccaricare l’organizzazione. Sono temi relativamente nuovi per molte aziende manifatturiere e crediamo sia importante farli crescere gradualmente anche dal punto di vista culturale interno, coinvolgendo le persone in modo concreto.
In che modo i temi della sostenibilità stanno cambiando il rapporto con clienti, fornitori e partner lungo la filiera?
I clienti iniziano a richiedere sempre più spesso dati, rating e informazioni ESG. Oggi i più grandi ci chiedono lo score EcoVadis o dati sulla carbon footprint, e crediamo che presto dovremo fare lo stesso anche nei confronti della nostra filiera.
Abbiamo infatti rilevato che circa l’87% della nostra carbon footprint deriva da attività a monte, collegate a materie prime e trasporti. È quindi inevitabile che il tema coinvolga progressivamente tutta la supply chain.
Detto questo, i rapporti di forza nella filiera non sono sempre semplici: alcuni grandi gruppi internazionali hanno già strutture molto avanzate sul fronte ESG, ma hanno dimensioni sulle quali non possiamo avere potere contrattuale, mentre per realtà più piccole, come alcune del mondo logistica, sono troppo piccole e hanno altre priorità perché massacrati da un contesto economico complesso a causa dell’aumento dei costi energetici e logistici.
Sul fronte del prodotto e del processo avete introdotto innovazioni sostenibili?
Sì abbiamo lanciato ad esempio Re-Newa, un’etichetta autoadesiva progettata in ottica di economia circolare perché facilmente separabile dal contenitore, e che quindi facilita il riciclo del packaging. Ma il mercato per ora lo ha accolto con una certa freddezza. Probabilmente le nuove normative europee sul packaging, come il PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), contribuiranno ad accelerare l’attenzione verso questo tipo di soluzioni.
Anche sul fronte tecnologico stiamo investendo in innovazione: a settembre abbiamo ordinato una nuova macchina OMET KFlex K6, una soluzione capace di ridurre gli scarti e ottimizzare i tempi di setup. Sono aspetti che migliorano sia l’efficienza industriale sia l’impatto ambientale, e sui quali riponiamo grandi aspettative.
State utilizzando strumenti o framework specifici per monitorare e migliorare le performance ESG?
Sì. Nell’ambito del percorso EcoVadis e al calcolo della carbon footprint, stiamo iniziando a definire obiettivi di miglioramento progressivi in ambito ESG. Per noi questi strumenti hanno un duplice valore: da un lato aiutano la compliance normativa e le richieste dei clienti, dall’altro permettono di avere una visione più chiara delle aree su cui intervenire concretamente.
La sostenibilità oggi è una reale leva competitiva oppure resta soprattutto una spinta normativa?
In questo momento direi entrambe le cose. Alcuni clienti, soprattutto multinazionali o aziende del farmaceutico, stanno già integrando questi temi nei criteri di selezione dei fornitori. In altri casi la spinta arriva principalmente dalla normativa, ma è evidente che il settore si sta muovendo in quella direzione e che nel tempo sostenibilità, tracciabilità e trasparenza diventeranno elementi sempre più centrali anche dal punto di vista competitivo.
Guardando al futuro, quale sarà il principale impegno di Pilot Italia in ambito ESG?
Credo che continueremo a concentrare gran parte dei nostri sforzi soprattutto sui temi ambientali e sociali. L’obiettivo sarà proseguire con un approccio concreto e sostenibile anche per l’organizzazione interna: migliorare progressivamente processi, efficienza energetica, sicurezza e attenzione alle persone, senza trasformare l’ESG in un esercizio puramente burocratico, ma mantenendolo legato al valore reale per l’azienda e per il territorio.